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venerdì 18 maggio 2012

Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori: diritto ad avere diritti

Il 14 aprile 2012 a Bologna abbiamo tenuto una assemblea nazionale delle giovani e dei giovani delegati della Fiom aperta ai precari, agli studenti, alle categorie della Cgil, agli artisti, ai giornalisti, alle associazioni e ai movimenti che, nonostante sia stata organizzata in pochi giorni, ha visto una partecipazione straordinaria. Dall'assemblea è emerso che non basta essere contrari alla «riforma» del mercato del lavoro e alla cancellazione dell'articolo 18, e che non si può solo raccontare le condizioni individuali e collettive di precarietà derivanti dalle decine di
contratti atipici.
È ormai troppo tempo che iniziative e manifestazioni di denuncia della condizione d'invisibilità non sortiscono effetti se non «una pacca sulla spalla». Abbiamo la consapevolezza che non sono bastate quelle iniziative e che alla precarietà strutturale del mercato del lavoro si sono andate
sommando la crisi finanziaria ed economica e le politiche di austerity che stanno cancellando i diritti del lavoro, privatizzando il welfare e la formazione e, col «fiscal compact» (pareggio di bilancio), svuotando la democrazia in tutta Europa.
Watch live streaming video from fiomnet at livestream.com
Le politiche europee sostenute dal nostro Governo mettono sempre più in contrapposizione e concorrenza «garantiti» e non, giovani e adulti, lavoratori autonomi e dipendenti, donne e uomini, comunitari ed extracomunitari, rendendo il lavoro una merce come le altre. Dall'assemblea,
questa consapevolezza ci ha spinti a promuovere un percorso di discussione e azione, in corso in questi giorni, per riconquistare la riunificazione dei diritti delle condizioni di lavoro attraverso il diritto alla coalizione, per poter realizzare una vera e autonoma contrattazione collettiva.
Tenere insieme i diritti del lavoro, quelli della cittadinanza, i beni comuni, la giustizia ambientale è l'unico modo per difendere la democrazia.
In Italia la democrazia e i diritti costituzionali sono entrati nei luoghi di lavoro, dopo anni di dure lotte, con la Legge 300 del 20 maggio del 1970. Oggi una parte importante delle lavoratrici e dei lavoratori non ha più alcun tipo di tutela e dove queste ci sono con l'articolo 8 sono
messe in discussione.
È in discussione il diritto ad avere dei diritti per tutte e tutti.
Per queste ragioni promuoviamo, a 42 anni dalla nascita dello Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori Assemblea/evento - ore 11.00 Auditorium del Palazzo dei Congressi Villa Vittoria (piazza Adua, vicino alla stazione)
a cui invitiamo a partecipare tutti coloro che pensano e agiscono per estendere i diritti 20 maggio 1970 - 20 maggio 2012 Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori Il diritto ad avere diritti www.fiom.cgil.it

lunedì 7 marzo 2011

Date: di lotte e di memorie - Facciamo sul serio uno sciopero generale che pesi nella vita sociale e politica dell’Italia

Poche segnalazioni sul blog http://blog.libero.it/VoceProletaria nelle quali, tra vari altri report ed articoli, abbiamo voluto privilegiare, per il momento, due date a noi molto vicine: l'8 Marzo, Giornata Internazionale di Lotta delle Donne; e l'11 Marzo, giornata carica di significato per i militanti comunisti bolognesi per l'uccisione di Francesco Lorusso. Su queste due date abbiamo „caricato“ un po' di materiale di diversa origine e alcuni appuntamenti ad esse relative. La data che, tuttavia, risulterà più importante per tutte e tutti è un po' più spostata nel tempo, al prossimo 6 Maggio. E' infatti quella la data che – alleluja! - la Camusso ha scelto per l'indizione dello Sciopero Generale della CGIL. Crediamo sia una scelta ai limiti della provocazione per i lavoratori, soprattutto per quelle centinaia di migliaia che, dallo scorso 16 Ottobre, sono scesi più volte in piazza in manifestazione nonché in tanti scioperi di categoria, invocando appunto lo Sciopero Generale in tempi brevi. La Camusso, invece, fedele al PD ed alla Confindustria, ha voluto scongiurare imbarazzanti (per lei e la sua cricca...) „coincidenze“ con momenti significativi di lotta (14 e 22 Dicembre scorsi; il referendum di Mirafiori; lo sciopero della FIOM del 28 Gennaio...) ed approda ora ad una giornata che è prossima soltanto alla scadenza elettorale per le amministrative di alcune grandi città: Milano, Torino, Napoli, Bologna più altre minori. Molto probabilmente avrà pensato di trasformare la pressione sempre più crescente delle federazioni di categoria e di varie Camere del Lavoro, che da tempo spingono con insistenza per lo Sciopero Generale, in un momento di volano per una possibile affermazione del PD in dette elezioni. Un giochino stupido (e, a parer nostro, pure inutile: il PD è capace di farsi male anche con il soccorso della CGIL...) che svela l'interesse ed il referente di questa dirigenza CGIL. Ad ogni modo, sarebbe ancor più stupido ignorare e sottovalutare il potenziale di questa data e, soprattutto, la possibilità di estendere e generalizzare la portata di questo Sciopero.La Camusso lo ha proclamato di sole 4 ore; lo dovremo far diventare di tutta la giornata! La Camusso lo vuol circoscrivere ai „suoi“ iscritti; lo dobbiamo far diventare di tutti i lavoratori, precari e „garantiti“, e di tutte le sigle sindacali conflittuali. Un primo segnale importante è già arrivato dalla disdetta della data del 25 Marzo, inizialmente indetto da FLC e Funzione Pubblica CGIL, peer confluire nella data del 6 Maggio, e già si sa che alcune categorie, così come intere strutture territoriali, estenderanno la durata a tutta la giornata lavorativa, superando il limite delle 4 ore. Noi, che siamo anche più ottimisti e volenterosi, intendiamo estenderlo e generalizzarlo anche alle associazioni ed agli ambiti sociali che negli ultimi mesi hanno manifestato la loro opposizione ai piani s-fascisti di questo Governo, pur senza dimenticare che il loro ed il nostro nemico non è il solo Berlusconi, ma anche Confindustria e, perché no, il sistema baronale rappresentato dalla CRUI. Percorsi di lotta che si sono espressi contro lo sfascio della Scuola e dell'Università pubblica; contro la mancata ricostruzione di L'Aquila e la relativa speculazione che ntorno ad essa si è sviluppata; per il mantenimento in mano pubblica dell'acqua, bene primario e comune; e tante altre espressioni di malessere sociale possono e devono finalmente intrecciarsi e ritrovarsi. In piazza, tutti insieme! Il 6 Maggio!
Per il momento ci fermiamo qui, e lasciamo spazio ad un comunicato di Giorgio Cremaschi sempre relativo al 6 Maggio, che qui di seguito riproduciamo. Naturalmente ritorneremo sull'argomento, ma fin da ora poniamo qui un interrogativo: cosa c'entrano UIL e CISL col prossimo Primo Maggio? Anche su questa data intendiamo parlare... Da Proletaria Vox
A seguire: Dalla lettura di Gramsci, un importante contributo per l'azione sindacale dei comunisti. Da leggere assolutamente!
I comunisti e il Sindacato di Classe. Di Comunisti Uniti.
http://blog.libero.it/VoceProletaria/9955544.html
Un appuntamento vissuto in modi molto diversi, eppure legati dallo stesso filo. 8 Marzo con le donne partigiane. Di Donne ANPI Bologna.
http://blog.libero.it/VoceProletaria/9955479.html
8 Marzo di lotta a Trento. Di Lavoratrici ORVEA.
http://blog.libero.it/VoceProletaria/9955508.html
8 Marzo, giornata internazionale di lotta. Di UdB/CUB.
http://blog.libero.it/VoceProletaria/9962147.html
8 Marzo di tanti anni fa. Di J.V.Dzugasvilj Stalin.
http://blog.libero.it/VoceProletaria/9962085.html
La memoria di Bologna...
11 Marzo, Bologna, Francesco Lorusso. Di Proletaria Vox.
http://blog.libero.it/VoceProletaria/9962042.html
Continua la deriva neoconcertativa di questa sigla...
La firma meschina di USB in CAI. Di CUB Trasporti.
http://blog.libero.it/VoceProletaria/9962066.html
Affari internazionali, letture „di classe“.
Dal Wisconsin al Nord Africa...Di Valerio Evangelisti.
http://blog.libero.it/VoceProletaria/9962514.html
Uno sciopero generale chiaro e forte contro Governo e Confindustria
di Giorgio Cremaschi, 03.03.2011
La segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ha annunciato che lo sciopero generale è convocato per il 6 maggio. E’ la peggiore delle decisioni migliori.Lo sciopero generale è stato chiesto da mesi e finalmente si fa. Ma la data è troppo in là rispetto alle urgenze e ai problemi e, soprattutto, non sono ancora chiare la dimensione e i contenuti dello sciopero. Sarebbe sbagliato uno sciopero di 4 ore indirizzato solo contro il Governo. Occorre uno sciopero generale di 8 ore che coinvolga tutto il mondo del lavoro, compreso quello precario, e che sia indirizzato anche esplicitamente contro la Confindustria e il sistema delle imprese che, guidato dalla Fiat, sta distruggendo diritti e sistema contrattuale.
I fatti parlano chiaro. La presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, ha riaperto lo scontro sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, rivendicando per le imprese la “flessibilità in uscita”, visto che quella in entrata è anche troppa. C’è del metodo in tutta questa follia. La rivendicazione della libertà di licenziamento mette il suggello finale a un’aggressione al contratto, ai diritti, allo Statuto dei lavoratori, alla stessa Costituzione, che ha avuto un’accelerazione con l’aggressione di Marchionne ai diritti dei lavoratori Fiat.
D’altra parte è evidente che se si vuol far pagare tutti i costi della crisi ai lavoratori e se la crisi continua, al di là delle chiacchiere, l’attacco ai diritti del lavoro, al salario, alle libertà, assieme a una nuova offensiva sulle privatizzazioni e contro lo stato sociale, sono l’unica strada per fare soldi.
Il punto è che questa linea reazionaria del padronato italiano è oggi il cemento di un blocco di potere politico e sindacale che governa il paese. Spesso si dice che non c’è più la concertazione, non è vero, semplicemente il blocco concertativo è oggi formato dal governo, da una serie di poteri forti, dalla Confindustria, dalla Cisl e dalla Uil. Da esso è esclusa l’opposizione politica, che non se ne è ancora accorta, e la Cgil, che spera ancora che non sia così.
Eppure l’ultimo contratto del commercio nel quale le aziende hanno volutamente inserito norme come il recepimento del collegato lavoro, che sembrano fatte apposta per impedire in ogni caso anche alla più moderata delle Cgil la firma, quest’ultimo accordo separato dovrebbe dimostrare che il blocco politico, economico e sindacale che governa oggi l’Italia è intenzionato a continuare nell’emarginazione della Cgil e di tutto ciò che in qualche modo non rientra nei suoi disegni. Pare, a questo punto, che la segreteria della Cgil abbia finalmente superato le riserve e gli indugi e si appresti ad annunciare la fatidica data dello sciopero generale. Se così sarà, sarà un fatto positivo, che prende atto della realtà. Il più grande sindacato italiano, proclamando lo sciopero generale, si trova però di fronte a due scelte di fondo. La prima è che è evidente che questo sciopero non potrà essere indirizzato solo contro Berlusconi, ma anche contro la Confindustria e inevitabilmente contro il blocco di potere di cui Cisl e Uil fanno parte. Sarà quindi uno sciopero che dovrà costruire uno schieramento alternativo a quello che oggi costruisce gli accordi separati, il collegato lavoro, le deroghe contrattuali, la negazione delle libertà sindacali e dei diritti individuali delle lavoratrici e dei lavoratori. Sarà uno sciopero sindacale ma anche politico, nel senso che è anche politico il blocco di potere contro cui si scende in lotta. Dovrà anche però essere uno sciopero in grado di mostrare la forza di tutto quel mondo del lavoro, di tutto quel paese, che oggi si oppone ai disegni autoritari di Berlusconi, Marchionne e del loro blocco di potere. Dovrà quindi essere uno sciopero fatto per fermare il paese, chiaro nelle controparti e altrettanto nelle intenzioni di riuscita. Non quindi uno sciopero di 4 ore o simili, per qualche manifestazione, ma uno sciopero completo, di tutta la giornata lavorativa, di tutte le categorie, che ci provi davvero a far sentire il peso del lavoro che non ci sta nella vita politica italiana. Se questa sarà la scelta lo sciopero generale si incontrerà inevitabilmente con tutti i movimenti di lotta, che in questi mesi hanno risposto all’attacco ai diritti. Dagli studenti, ai movimenti sociali, a quelli civili e democratici. Parlerà necessariamente alla mobilitazione eccezionale delle donne contro l’attacco alla dignità della persona. Dovrà quindi essere uno sciopero generale forte e aperto, in grado di proporre un blocco sociale e civile alternativo al blocco politico ed economico che governa il disastro attuale dell’Italia. Su questo bisogna insistere ora, anche di fronte a incertezze, ambiguità e minimizzazioni con cui si vuol già derubricare un’eventuale decisione della Cgil. Facciamo sul serio uno sciopero generale che pesi nella vita sociale e politica dell’Italia.

domenica 23 gennaio 2011

Venerdì 28 Gennaio: Sciopero generale dell'antagonismo antisistema

Quella del 28 gennaio prossimo è la data scelta dalla FIOM (i metalmeccanici della CGIL) per scioperare contro gli accordi capestro di Marchionne a Mirafiori e Pomigliano: questi accordi riguardano tutti, visto che intaccano democrazia, rappresentanza, contratto nazionale e diritto di sciopero, legalizzando gli attacchi ai diritti dei lavoratori portati avanti negli ultimi 20 anni.TUTTI POSSONO SCIOPERARE IL 28 GENNAIO: per quel giorno, infatti, il sindacalismo di base ha indetto lo sciopero generale di tutte le categorie del lavoro pubblico e privato, per chi vorrà essere “concretamente” a fianco dei metalmeccanici, contro la brutalità dell’aut aut deciso da Marchionne: vuoi lavorare o vuoi conservare i diritti sopravvissuti in questi ultimi anni? Se per lavorare si deve “volontariamente” accettare il ricatto di condizioni di lavoro di tipo schiavistico forse è giunto il momento di dire BASTA e di dirlo come se quella stessa proposta fosse fatta a tutti. Per questo il 28 gennaio non vogliamo lasciarli soli contro Marchionne. Questa volta non proponiamo uno sciopero per rivendicare diritti e aumenti contrattuali per un singolo settore lavorativo . Oggi proponiamo di dare allo sciopero un significato preciso: dire NO al ricatto di Marchionne e a tutto ciò che a cascata ne potrà venire. I 2120 operai di Mirafiori hanno avuto il coraggio di rinunciare ad una promessa di lavoro, noi chiediamo di rinunciare ad una giornata di lavoro per dire che non vogliamo contribuire a far passare nel silenzio e nella rassegnazione questo ulteriore attacco alla condizione lavorativa dei dipendenti pubblici e privati. Se ammalarsi a Mirafiori diventa una colpa da pagare a suon di euro, se scioperare comporterà sanzioni disciplinari fino al licenziamento, chi può seriamente pensare che anche altrove non si possa pensare di fare altrettanto? Di questo passo cosa può impedire a lorsignori di applicare per tutti i lavoratori e per tutti i settori gli stessi meccanismi imposti da Marchionne contro i contratti nazionali, contro i diritti e contro la dignità di chi lavora? Un’attacco, portato dal padronato e dal governo, che arriva dopo quello alla scuola e università con i decreti Gelmini, dopo il collegato lavoro, dopo il blocco degli stipendi e del turn over nel pubblico impiego .Tutto questo necessita di una risposta forte e incisiva, per questo anche a Livorno va cercata la più ampia e convinta mobilitazione , collegando la risposta a questo ulteriore , alla situazione di una città che vive la crisi in modo drammatico con la perdita di posti di lavoro, la cassaintegrazione e la disoccupazione. Per questo Venerdi 28 gennaio insieme ai metalmeccanici, indetto dall’insieme dei Sindacati di base, dagli studenti ,da movimenti sociali ci sarà una giornata di sciopero generale con CORTEI DI LAVORATORI E STUDENTI, una prima fase di costruzione dei Comitati popolari di resistenza e cittadinanza attiva (CPRCA http://cprca2010.ning.com/) in lotta per il diritto al lavoro e la ripresa dell'antagonismo antisistema

lunedì 25 ottobre 2010

Sergio Marchionne: gli interessi aziendali FIAT contro gli interessi delle masse popolari

Senza gli stabilimenti italiani, la FIAT andrebbe “meglio”. “Meglio”, per l'ad FIAT Marchionne, sta per più utili: “Nemmeno un euro dei due miliardi di utile operativo previsti quest'anno viene dall'Italia”. Il “metalmeccannico” Marchionne chiarisce ulteriormente la strategia aziendale del FIAT Group enfatizzandone gli aspetti della competitività industriale che già garantisce un giro d'affari di 50 miliardi di euro nella produzione di automobili (56,2%), macchine agricole/edili (20,1%), veicoli industriali (14,2%), componenti e sistemi di produzione (8,5%), editoria e pubblicità (1% circa); tale imponente business è realizzato in 188 stabilimenti dei quali 64 sono in Italia, gli altri sono delocalizzati (52 sono in Europa, 27 nel Mercosur, 16 in Nord America, 24 nel resto del mondo), da 190.000 dipendenti, il 42,3% dei quali lavorano in Italia, il 57,7% in altri paesi. Laddove il profitto non è tale da incrementare il business, Marchionne ritiene le relazioni nelle fabbriche nazionali modificabili, al fine di recuperare “produttività” per restare sul mercato, agendo solo sul fattore lavoro, trascurandone le condizioni, le retribuzioni, la sicurezza. Non una parola, infatti, nella tranquilla intervista rilasciata a “Che tempo che fa”, sulle fondamentali questioni dei diritti dei lavoratori, solo il ricatto del disinvestimento e la rivendicazione della totale libertà nel trattare la manodopera (come la FIAT ha iniziato a fare con le deroghe al contratto nazionale di categoria, imposte nel contesto di Pomigliano), come quando allude allo sfruttamento intensivo degli operai polacchi affermando senza battere ciglio che “in Polonia, nel nostro unico stabilimento, 6100 operai hanno prodotto le stesse auto di tutti gli stabilimenti italiani, ovvero hanno fatto il lavoro di 22mila operai”. Marchionne si permette anche di dileggiare chi lavora e vive con mille euro mensili, pronosticando di portare “i salari italiani al livello dei Paesi europei”, ammettendo esplicitamente di aver spremuto già come limoni le maestranze FIAT, nonostante gli oneri pubblici della c.i.g., prestiti statali ed incentivi incassati come ladri dal management FIAT. Marchionne, mentre cerca comunque di estorcere ulteriori minuti essenziali per una pseudopausa-pranzo dei lavoratori - senza soluzione di continuità con i precedenti “vertici aziendali” sostenitori già dodici anni fa dell'idea secondo la quale, causa la globalizzazione, gli stabilimenti italiani erano pagati dai profitti brasiliani -, cerca di inventarsi innovatore risucchiando nelle logica FIAT sindacati compiacenti chiamati a cogestire le “anomalie” rappresentate dalla resistenza e conflitto degli operai indisponibili, piuttosto che dall'offensiva e menzognera immagine di prezzolati, assenteisti operai-tifosi che tenta volgarmente di accreditare. L'ingiuria del dominio politico dell'impresa sulla società espressa da Marchionne che vuole imporre l'aumento dei salari «legati alla produttività», fa da contraltare alle richieste della Cisl e della Uil: secondo queste organizzazioni sindacali, occorre vedere insieme con il padronato come si può arrivare ad un utilizzo intensivo degli impianti in cambio non solo del salario di produttività, ma anche della ripartizione degli utili ed arrivare ad un livello alto di partecipazione delle decisioni aziendali.
La manifestazione del 16 Ottobre, viceversa, sostiene la proposta dello sciopero generale contro il dominio politico dell'impresa e contro le politiche governative che ne sono espressione, accolta con entusiasmo consapevole dalla enorme massa di persone che vi hanno partecipato. È la giusta azione contro la devastazione sociale, l'unica dignitosa rivolta possibile oggi, arrivata direttamente dai lavoratori e cittadini consapevoli ed indisponibili ad una deriva berlusconiana che trascina nell'impotenza anche tutte le forze organizzate della “sinistra”. Senza il pronunciamento combattivo dei proletari uniti, non c'è alternativa degna di un popolo che sappia prendere in mano il proprio destino. La grande, democratica questione del lavoro e dei suoi diritti non è un utile argomento per la retorica dei politici, è il discrimine tra il futuro libero e di massa della società italiana che – autonomamente – si riorganizza e l'incontrastata riproposizione delle fortune del capitale multinazionale.
Link di Bologna Città Libera:
“Governo, impresa, conflitto capitale-lavoro e autonomia politica"
http://www.bolognacittalibera.org/profiles/blogs/governo-impresa-co...

"Fabbrica Italiana di Profitti, comunità operaia e autonomia”
http://www.bolognacittalibera.org/profiles/blogs/fabbrica-italiana