Rete delle "menti critiche"

Atomo reticolare delle "menti critiche", impegnato nella trasformazione sociale e "messa in questione del rapporto tra la forma capitalista (intesa come Gestalt, come forma della percezione) e la potenza produttiva concreta delle forze sociali, particolarmente la potenza dell’intelletto generale" - Naked ... nudo, spogliato, svestito; scoperto; sguainato; privo di vegetazione, spoglio; schietto, semplice, disadorno; palese, manifesto; vuoto (???); mancante; indifeso, disarmato ... "Imbarazzi che sollecitano l'animo" . . . "Noi siamo i dirigenti e gli organizzatori della guerra rivoluzionaria e anche i dirigenti e gli organizzatori della vita delle masse. I due nostri compiti sono: organizzare la guerra rivoluzionaria e migliorare le condizioni di vita delle masse" Mao Tsetung



sabato 15 dicembre 2012

“Agglomerati leggeri”, “liquidità”, retorica gretto-borghese, “esposizione universale” … Andare dall'altra parte !

L’attacco incessante che da quattro anni il capitalismo globale – nelle espressioni militanti della destra politica liberista, quelli del “massacro sociale”, e della sinistra politica e sindacale socialdemocratica, quelli dell' “agenda sociale”- va conducendo con la riorganizzazione ristrutturativa del comando proprietario sul lavoro con forme autoritarie e repressive del potere nei riguardi delle insorgenze antagoniste, ha definitivamente affossato ogni illusione di dare uno sbocco “riformista” alla crisi in atto nel paese ed a livello internazionale.
Un fatto è che lo Stato/Impresa ha infilato diritta la strada della repressione violenta e sistematica delle lotte e che un generale spostamento a destra si è realizzato all’interno del quadro istituzionale. Le vicende di questi ultimi mesi lo dimostrano ampiamente e le elezioni politiche saranno un ulteriore referendum tra l'imperio dell'imprenditoria capitalista e della finanza e l'idea democraticista della delega, della rappresentanza, della compatibilità tra capitale e lavoro. I voti palesi rubati dai fascisti per conto dai loro mandanti faranno delle elezioni politiche, preparate ad arte come effetto oppiaceo del “cambiamento”, sono solo gli episodi più appariscenti del grande rituale imbroglio e della vomitevole farsa delle “offerte politiche”.
Alla permanenza e all’intensificarsi della resistenza proletaria il capitale globale contrappone un progetto strategico di riorganizzazione reazionaria e neofascista dello stato: il progetto di una grande destra nazionale. Siamo ancora alle prime battute, ma al di là delle contraddizioni tattiche con cui questo progetto deve fare i conti se ne intravedono ormai le linee fondamentali.
Nelle grandi fabbriche e nelle piazze dove il rifiuto dell'austerity e della cancellazione dei diritti cresce fino a diventare rifiuto del potere, le lotte vengono represse con ogni mezzo.
Basta guardarsi in giro per vedere come, sempre più, aumenta l’intransigenza dei padroni pubblici e privati che, decisi a nulla concedere fanno intervenire con sempre maggior frequenza la polizia nelle vertenze operaie e sociali per contrastare l'antagonismo di massa. Poi, c’è l’organizzazione dei crumiri, dei nuovi sindacati padronali e delle squadracce fasciste, queste ultime vere e proprie forze dell’ordine civile che all’occorrenza si uniscono e danno manforte, spiando, provocando, facendo del terrorismo, alle “forze dell’ordine” dello stato.
I grandi giornali padronali, la radio e la TV fanno il resto. Con il pretesto della “lotta alla criminalità” non perdono occasione per confondere le idee presentando e contrabbandando la crescente militarizzazione e fascistizzazione dello stato come “esigenza dell’ordine pubblico” e cioè preparano il terreno per un “attacco finale” in tempi stretti alle avanguardie rivoluzionarie presentate come “minoranze criminali”. Proprio per questo le grandi arre d4el paese e non solo le metropoli del nord sono ormai quotidianamente sottoposte a giganteschi rastrellamenti, a continui posti di blocco, vere e proprie esercitazioni antiguerriglia, con impiego di ingenti forze di polizia e carabinieri. Siamo cioè di fronte ad uno stato “militarizzato” che non riuscendo più ad organizzare per via pacifica il consenso, si prepara ad imporlo con la forza di provvedimenti legislativi e manu militari. I rappresentanti degli interessi nazionali del capitalismo delle multinazionali utilizzano per questo suo progetto tutte le forze politiche disponibili sul mercato, ma la forza trainante in questo momento è il proprio il PD con i suoi satelliti che tenta di “normalizzare” quanto sta accadendo.
Sarebbe dunque un errore ricondurre la questione del neofascismo entro schemi pre-resistenziali. Oggi siamo di fronte ad un tentativo « nuovo » di costruire intorno alle esigenze dello Stato imperialista una “base sociale” stabile. Il neofascismo in altre parole — almeno in questa fase — non mira tanto ad una liquidazione istituzionale dello “stato democratico”, quanto alla repressione ferocissima del movimento delle lotte; non si manifesta come appariscente modifica istituzionale, ma come pratica quotidiana di governo. In questa prospettiva il disegno di una destra nazionale raccolta intorno ad un progetto d’ordine, costruito su misura delle attuali e future necessità produttive e di accumulazione del capitale ristrutturato, ha certamente un respiro più lungo di quel “centro-destra” di mediazione messo su per scopi elettorali da leaders navigati e dell'ultimora.
Non è un caso che molti personaggi, guardando lontano, siano tra i più solerti sostenitori della destra nazionale, tra i più attivi promotori della maggioranza non più “silenziosa”, bensì drogata dall'ideologia della partecipazione e collaborazionista, che, ovviamente, non intende metter in questione il “sistema”. Del resto c’è spazio per tutti in questa prospettiva: sia per chi vuol muoversi sul binario della “legalità”; sia per chi al contrario preferisce la via delle violenze indotte dall'ingiustizia sociale. Ed è proprio nella combinazione del terreno politico di scontro con quello presidiato dalla repressione delle devianze sociali, che va vista la forza attuale del neofascismo aziendalista e finanziario: maggioranza “partecipante e collaborazionista” e comando capitalista non sono realtà contraddittorie, come non lo sono i corpi armati dello stato e le squadracce nazi rianimate sul territorio sguarnito da gruppi di autodifesa proletaria.
A breve termine il blocco neofascista insegue alcuni obiettivi. Primo è quello di organizzare, utilizzando i vari centri anticomunisti, quegli strati piccolo e medio-borghesi esasperati dalla “crisi” o minacciati dallo spettro delle lotte per la rivoluzione come massa di pressione politica anticomunista nel gioco elettorale. Secondo obiettivo è quello dì concretizzare attraverso la cinghia di trasmissione sindacale, una spaccatura all’interno delle masse lavoratrici, puntando sui suoi strati ideologicamente e politicamente più deboli, in modo da arrivare alle vicine scadenze contrattuali con le masse lavoratrici divise ed una “destra” organizzata nei luoghi di lavoro e nell'ambito sociale.
Il liberismo goverativo è al servizio di questa prospettiva.
Gli attacchi economici, sociali e politici servono infatti, facendo leva sulla paura, a immobilizzare la grande massa dei lavoratori e a “staccarla” dagli “estremi” progetti rivoluzionari, oggettivamente in campo, cioè dall'ipotesi ed azioni più incisive di neoistituzionalità popolari che esprimono bene l'estraneità ed ostilità verso il sistema dei partiti e le istituzioni borghesi, Da questo punto di vista le avanguardie rivoluzionarie non intendono farsi calpestare. Terzo obiettivo è quello di creare nei rioni popolari punti di riferimento organizzati per svolgere un intervento “politico” demagogico e qualunquista di disturbo in vista delle elezioni. Infine, ultimo obiettivo è la costruzione — a lato dello stato — di una forza combattere clandestina in grado di sviluppare, secondo le necessità politiche generali, sia una attività terroristica vera e propria, sia una attività di provocazione — in combutta con gli organi della repressione poliziesca — contro le forze che si battono per affermare nel movimento di resistenza popolare la necessità del passaggio alla lotta antagonistico-duale.
Tutti questi obiettivi hanno un elemento comune: la volontà di annientamento della sinistra rivoluzionaria e di neutralizzazione della sinistra istituzionale. Opporsi a questo progetto non basta.
Ciò che va sostenuto è che questa opposizione deve avere un respiro strategico, deve cioè essere una opposizione antagonistico-duale. Lo scontro con il neofascismo è un momento della lotta di classe, è un passaggio obbligato del movimento di resistenza popolare nella sua lunga marcia per edificare un potere proletario e comunista. Come tutte le guerre essa va combattuta oltre che sul piano politico e ideologico anche e soprattutto sul piano antagonistico-duale. Essa è cioè un fronte della lotta per la sopravvivenza civile. Detto questo, si capisce perché, l'obiettivo in questa lotta non è quello del PD o di altre forze democratiche “sinceramente antifasciste”, di denunciare le violenze dell'ingiustizia facendo inchieste e dossier per chiedere allo stato di intervenire a difesa della legalità repubblicana per finire di eternare la condizione di sfruttati. I proletari non hanno stato: lo subiscono! Lo stato per chi lavora non è altro che l’organizzazione della violenza quotidiana. Per questo i proletari non intendono più chiedere autorizzazioni a nessuno per esercitare in modo diretto la loro infinita potenza; per amministrare questa potenza secondo i criteri della giustizia che nasce in mezzo al popolo. L'antagonismo duale al neofascismo e allo stato imperialista è una conseguenza inevitabile della militarizzazione del regime economico-sociale liberista che caratterizza questa fase dello scontro di classe. Essa non avrà tregua né potrà cessare fino a che i l'attuale apparato statale non sarà superato irreversibilmente. C’è chi dice che con le elezioni si possono cambiare le cose, che la “rivoluzione” si può fare anche con la scheda elettorale. Noi non ci crediamo. L’esperienza già fatta dopo la guerra di liberazione partigiana non può essere nascosta. La conosciamo tutti: abbiamo consegnato il fucile e da quel momento ci hanno sparato addosso! Quanti morti nelle piazze dal ‘43? Quale il nostro potere oggi? L’esperienza della lotta di classe nell’epoca dell’imperialismo ci insegna che la classe operaia e le masse lavoratrici non possono sconfiggere la borghesia partecipando al rito democraticista delle lezioni. Questa è una legge marxista, non una opinione. Non siamo astensionisti. Non siamo per la scheda bianca. Ma diciamo a tutti i compagni, con chiarezza, che il voto oggi divide inutilmente la sinistra rivoluzionaria; che il voto non paga la nostra richiesta di potere; che non è col voto che si combatte la controrivoluzione che striscia in tutto il paese. Unire la sinistra rivoluzionaria nella lotta antagonistico-duale contro il neofascismo e contro lo l'imperialismo delle multinazionali che lo produce, è il compito attuale dei militanti comunisti. Liberare le grandi fabbriche ed i rioni popolari dalle carogne fasciste; strappargli di dosso con rapide azioni partigiane le pelli di agnello di cui si ammantano in questi tempi di elezioni; mettere a nudo con fulminee azioni le complicità nascoste, i legami sotterranei, le trame reazionarie che uniscono i padroni, lo stato e l’esercito nero SONO ESIGENZE GIA MATURE NELL’ANIMO DELLE GRANDI MASSE POPOLARI. Ma le forze rivoluzionarie devono, adesso, osare. Osare combattere. Perché nessun nemico è mai stato abbattuto con la carta, con la penna o con la voce; e a nessun padrone è mai stato tolto il suo potere con il voto!

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