Dare altre risposte alla "morte sociale"

Abbiamo assistito a tanti episodi simili, causati dal massacro sociale in corso indotto dalla “crisi” del sistema capitalistico di produzione: persone che si suicidano. Lavoratori disoccupati, piccoli imprenditori senza “mercato”, pensionati logorati dalla povertà, studenti senza presente né futuro, in modo autolesionistico, mettono fine alla dolente esistenza, afferrati dal letale vortice dell'ingiustizia sociale, in preda al depauperamento materiale e relazionale. Si precipita nella condizione d'anomia nella società occidentale ove l'opulenza dei pochi è a discapito dei molti sfruttati, resi indigenti ed isolati nella vicenda tragica che piace definire “privato” e che, in realtà, rappresenta l'altra faccia della coatta socialità capitalistico-borghese. Quando anche oggi si compie il previsto rito autodistruttivo, impattando con i custodi in divisa del potere costituito, lambendolo, la ristrutturazione capitalistica arma la mano individuale del designato kamikaze, dando modo alla sovrastruttura politico-istituzionale di riprendere forza organizzativa nel rideterminare forme di dominio a difesa. Il dominio assume le sembianze del “nuovo Governo” pronto a recepire gli ordini provenienti da istanza superiore. Infatti, negli stessi istanti dei colpi di pistola esplosi ad altezza d'uomo per andare oltre, per colpire altri, i “politici”, e saldare il conto immolandosi, l'attore salito alla ribalta d'una narrazione cronachistica distorcente, è sovrastato dal diktat del gran regista dello spettacolo, il potente coacervo di imprese e finanza multinazionali che detta il copione agli Stati nazionali: migliorare il PIL e la “crescita” della produzione e del consumo garantendo la sostenibilità del debito pubblico. Come se nulla fosse accaduto nel secolo intercorso dal 1929.

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